Il gioco dell'Anima Cap 5

 

Cap 5

Lo schermo sulla starship aveva praticamente ipnotizzato l’equipaggio  inondando la sala,

tappezzata di led omni-dimensionali, dell’onirico mare di Sally alla guida della sua ‘straordinaria’ astronave.

Lei, spericolata, attraversava i limiti dell’universo, trasmettendo l’adrenalinica vista di corpi celesti  dalle forme

sensuali coinvolgendo, come in un video gioco senza paragoni, chiunque attraversasse le fonti visive.

L’universo elegante delle strighe energetiche si fondeva, nella visione della ragazza, con lunghi polimeri

ubriachi che in ogni replica perdevano un’informazione spezzando la catena ... DNA e flash mnemonici

liberi da rielaborazioni della ratio producevano un sogno tanto reale da sembrare virtuale.

Le intenzioni dell’entità si manifestavano ora più chiaramente e non si rivelavano essere propriamente

pacifiche: ‘aveva legato infatti al nucleo liquido del satellite le percezioni sensoriali dei tre umani scesi sulla

superficie, tramite la membrana rice-trasmittente, celata nella nebbiolina celeste e scintillante, che la ricopriva’.  

Aveva in tal modo liberato l’accesso ai pensieri reconditi e li leggeva come in un libro aperto, scompaginato

dal vento ed incapace di trattenere l’inchiostro. La soluzione gelatinosa intanto risaliva. lenta ma inesorabile,

le zampe titaniche della starship, richiamata dal battito cardiaco come squalo dal sangue.

Le sue appendici mentali erano in fibrillazione, pronte a graduare la pellicola, l’attimo precedente al contatto,

sulla presunta personalità del soggetto che sarebbe stato avvolto.

Il piano strategico era stato condotto decisamente male ed applicato peggio:

La vitalità esuberante di Sally, l’estremità dei picchi cui perveniva senza più l’effetto del ‘confusion’

(che aveva ingannato l’entità) stava mandando in crash il sofisticato programma erroneamente tarato sulla

sensuale ma equilibrata personalità dell’assistente e ricercatrice Maja.

Gli estrogeni in eccesso sfuggivano al filtro praticato dal sistema e stavano per ridurre  a poco più che uno

straccio da cucina la cerebrale entità da millenni distaccata dalla sfera sessuale.

Sally prendeva il sopravvento, gli imput dell’entità davano segni di squilibrio, messaggi tipo

‘Si è staccata la sfera destra di Budda, abitanti del pianeta lo scroto cosmico stà per abbattersi sulla terra’

invadevano lo spazio-tempo accompagnate da risate multi stereo-grafiche.. La dea madre è stufa

di partorire figli irriverenti...  echeggiava nella astronave ed in questo evolversi degli eventi , Maja e

Pat riuscirono.con relativa facilità ad eludere la doppia sorveglianza ed accedere, spalancando porta

dopo porta in un crescendo febbrile, nella cabina del capitano.                          (Joule)

Cap 5.1

La confusione di un entità ingannata, nel raffinato immenso, liberò si

l'accesso ai pensieri, disingannare la sovranità dell'ordine spazio-tempo ...

non fu squilibrio ma gioco di disincanto. (Occhidigatta)

L’ordine stesso si mostrava, ai nuovi occhi, come un crescendo di infinite possibilità,

non una storia predefinita, un mito consolidato ma viva immaginazione che amava scrivere

e descrivere l’universo plasmandolo tra gli innumerevoli altri ..disegnati … pensati .. resi vivi.

L’occhio della mente mirava  ed era l’avventurarsi dello Spirito, la curiosità infinita d’Anima,

ad attraversare le corde del tempo ed i limiti dello spazio.

Nel risveglio, Siddhartha e Polifemo erano accomunati nelll’antitesi materia-antimateria

in un gioco mistico dove il male muta.

Mutaforma, come l’entità e quanto si alimenta di luce riflessa dalla storia e dalla crosta del mito, 

non dal nucleo trasparente, illuminante ma non abbagliante, della verità.

Come cantava uno sconosciuto trio alla fine degli anni 80 l’uomo che scopriva il Sé,

nell’Essere umano travalicando il reale-virtuale, guardava con gli occhi della mente:

‘Il tappeto mobile, semitrasparente, che scivola nella parte inferiore dell’universo’ (Joule)

Cap 6

Si era risvegliato sulla sabbia, almeno così gli pareva, quella polvere che colava dal palmo della mano;

ma non riusciva ad aprire gli occhi: ‘un bagliore accecante lo feriva, non appena ci provasse ’.

Ad un tratto una voce accanto lo richiamò ad uno dei tanti ‘presente’: "Ben arrivato prof.!"

Era una voce non nuova, si chiese chi potesse essere mentre faceva un ulteriore sforzo per aprire gli occhi,

stavolta con successo.

Li aprì riparandoseli con una mano dal sole bianco accecante e si ritrovò muso contro muso con un cammello,

con qualcosa che poteva ‘anche essere un cammello’: questo è troppo, pensò, un cammello che parla,

forse quella vinaccia alla festa della sera prima doveva essere edulcorata...  "Basta!"

la voce si rifece sentire, di certo non poteva essere il cammello.

In effetti, vide il volto sorridente di quello che riconobbe come un suo assistente.

Questi gli stava chiedendo cosa ci facesse lì, su quella spiaggia del Mar Morto...Lui,

il Prof. abbozzò una risposta, ma quello non lo lasciò finire:

"Vi stavo aspettando, Prof., lei forse non ricorda più, ma è da anni che

scrutiamo e studiamo questo mare, alla ricerca dei mangiatori d'arsenico.

Ci sono, perchè la malvagità che brancola..  è parecchia ....Tanta cattiveria"

Stava biascicando quello che, ad un tratto, gli parve un perfetto sconosciuto.

Un assistente l'aveva avuto ma era già morto da qualche tempo in un

incidente mai chiarito. Il Prof. lo guardò meglio, lui ed il suo cammello, gli

parve di cogliere un'aura malvagia. Con la coda dell'occhio vide penzolare

dalla sella del cammello qualcosa che somigliava ad un disarticolatore.

Vederlo ed imbracciarlo fu un lampo. Premette il pulsante e vide l'ectoplasma col cammello

dissolversi in un urlo selvaggio: erano due mangiatori d'arsenico, l'aveva scampata bella.

Con la scomparsa, che aveva lasciato un insostenibile puzzo di bruciato,

si rese conto che la scena era cambiata: non era più in riva del Mar Morto.

Aveva davanti a sè quello che aveva tutta l'aria di essere un lago, conosciuto

per giunta:‘ c'era già stato per studiare il ritrovamento di un calendario astronomico Maya.

Era stato ritrovato nella città sepolta nella giungla del Petèn: la città di Tikal!

E lui si trovava adesso in riva al lago Izabal.

Misterioso bacino senza emissari o immissari noti, che si alzava o abbassava

di livello in modo enigmatico e senza causa apparente..

In Guatemala, che c'era tornato a fare? Era stanco di essere sbattuto ai

quattro angoli dell'universo: lui voleva tornarsene al suo lavoro. Ma aveva

anche fame: di fronte a lui c'era Flores, un paesino su una specie di isolotto

mezzo sommerso dalle acque. Attraversò la stradina semi allagata e andò a

sedersi nel primo comedor che incontrò. Ordinò, ed attese che qualcosa

arrivasse. Intanto, fuori era calata una fitta oscurità. Una nebbia assassina

cominciava ad essere sprigionata dal lago .

Strane fosforescenze iniziarono ad intrecciare come delle danze sull'acqua e

tra gli alberi delle rive buie. Distratto da quelle visioni, non si era accorto di

una donna che gli si era seduta al suo tavolo e di fronte. Arrivò il cameriere

con la cena. Il Prof. si riscosse e la vide. La donna non gli lasciò il tempo di

capire: "Perchè non si arrende?" gli disse a bruciapelo: " Oramai lei ha perso.

L'umanità ha perso. Presto i mondi dell'acqua saranno dominati dai mangiatori d'arsenico..."  

Si era arrestata,di fronte all'insensibilità del Prof che, invece di tremare e preoccuparsi,

si era rivolto al cameriere con un tono di rimprovero:

"Avevo ordinato una bistecca ed insalata, non una omelette ai funghi! "

Il cameriere,visibilmente contrariato, rispose:" Hei, gringo,hai voglia di

scherzare? E' passata di qui, poco prima che tu arrivassi, una vieja a dire

che saresti arrivato e che avresti voluto mangiare una omelette con funghi...

hai qualcosa da obiettare?..." terminò la frase e tornò a pulirsi le unghia con la minacciosa

navaja che aveva recuperato da sotto il bancone. La fame era tanta.

Il prof si rassegnò ad aggredire la frittata. E la donna riprese:

"..Voi ci chiamate ancora mangiatori d'arsenico, ma noi non lo siamo più da un pezzo:

Ci siamo evoluti da semplici batteri, siamo diventati organismi complessi come voi e meglio di voi...

Siete già sotto il nostro potere, ma il vostro orgoglio vi spinge ad ignorarci...".

Mentre parlava il prof vedeva quelle labbra avvicinarsi sempre di più alla sua bocca.

Sentiva un alito ardente scuoterlo fin nelle viscere. Ad un tratto gli cadde di mano la forchetta

con l'ultimo pezzo di fungo e si ritrovò abbracciato a lei in un amplesso furioso.

Non esisteva più nulla, tutto si era disciolto nelle acque scure del lago.

Loro si stavano amando sullo specchio d'acqua, mentre era iniziata una

sarabanda infernale attorno. Erano le fosforescenze che si manifestavano in

modo tanto vorticoso da creare un mulinello ed un gorgo che gli strappò di

mano la donna, proprio quando stava per avere l'orgasmo.

Una vecchia maya, aiutata dal cameriere, tirò fuori dall'acqua il prof e lo coprì

con un poncho. Il cameriere gli stava dicendo che doveva essere

completamente pazzo a lasciarsi incantare in quel modo. La vecchia invece lo

rimbrottò, dicendogli che aveva esagerato con i funghi: ‘ancora un po' e si

sarebbe consumato l'amplesso, alla faccia dell'effetto che avrebbe dovuto

essere depressivo’. Il Prof non riusciva a dire una parola, ancora preda di una

eccitazione folle che gli si notava ancora tra le gambe. La vecchia decise che

era meglio rispedirlo sulla starship: lì, oramai, era troppo in pericolo.

La mangiatrice sarebbe tornata, era andata troppo vicina allo scopo, per

rinunciare. Prima o poi qualcuno avrebbe dovuto spiegare al prof qual'era la

sua vera natura e quale la posta in ballo. Era meglio rispedirlo sulla Starship.

Chiese alle fluorescenze del lago di occuparsene. Lei avrebbe avuto il suo bel

da fare per tenere indietro il nemico.                                       (Woodeship)

Cap 6.1

Lanciato a bordo della nave, nel mezzo della sala, il prof era in preda  ad un  attacco

tele-onirico-patico che il tele-trasporto quantico aveva inasprito:

‘mescolava  i gesti  ed i commenti del personale e del capitano con le istruzioni delle florescenze;

come se non bastasse, continuava a percepire Maja e quanto gli trasmetteva ’;  

la gelosia inconscia, inoltre, aveva trasformato il potenziale rivale Pat in una bionda ossigenata e

così si auto-trasmetteva una sua personalissima interpretazione degli eventi:

“ Maya e Pat stavano entrando nella cabina del comandante, quando

inciamparono in qualcosa che le fece ruzzolare l'una nelle braccia dell'altra.

Sembrava un corpo umano e subito ne ebbero la prova: il corpo si era

levato a sedere e si stava massaggiando le costole. Era nudo. Le due donne

si portarono la mano alla bocca nel vedere lo stato in cui versava la virilità

dell'uomo. In quell'attimo sopraggiunse il capitano, che le pregò di

chiudere la porta:la faccenda era maledettamente seria. Dovevano cercare

di farlo riavere altrimenti la missione sarebbe fallita. Entrambe si diedero da

fare a lungo, fino a quando l’uomo finalmente manifestò ancora qualche

segno di lucidità”.

Il prof aprì gli occhi mettendo fine alla ‘telenovela’ e si vide ancora sul pianeta classe Solaris,

li richiuse. Qualche secondo, nuova apertura: stavolta era, finalmente, sulla Starship.

Il comandante gli stava dicendo che era stato imprudente nel lasciarsi irretire

a quel modo. Se la creatura avesse ottenuto il suo sperma, sarebbe stata la

fine: l'unico passaggio mancante alla completa mutazione degli alieni era quella.

Cap 7

Nella cabina si era materializzata, come se non bastasse, anche una proiezione del Prof.,

inviata anch’essa sulla Starship per spiegare alcuni punti fondamentali della missione....  (Wship)

osservava Pat e Maja rovistare negli gli scaffali tra carte nautico-stellari, tomi sconosciuti catalogati

seguendo un’ordine cronologico che dapprima illogico si chiarificò poi partire da una fonte,

che la proiezione  non vide a causa di un corto-dimensionale.

Il corto investì anche Mac Njor che ritrovando se stesso fuoriusciva dal roveto ancora spruzzato

di colore e sollevata di peso Sally si apprestò,  di corsa, a tornare presso la nave dove,

dagli schermi e nella sala. si rappresentava una commedia comica: IL Caos.

Nella cabina invece cassetti senza serratura erano appena visibili sotto la  gigantografia di una foto d’epoca:

la Berliner Philharmoniker diretta da von karajan ma qualcosa d'inesatto,

la data era sbagliata ‘primavera 2013’.

Pat fu attratto da alcuni segni nascosti nella parte inferiore della foto che rivelò essere al tatto

un dipinto perfettamente liscio, innaturalmente senza rilievo, tranne quelle....escrescenze...

erano note e righi  musicali celati tra le fila degli spettatori.

Il musicista chiuse gli occhi e le toccò seguendone il tempo .ta..tatataà....ta...

La parete sud si illuminò e cassetti enormi si aprirono in sequenza tracciando

una scala cromatica che quasi colpiva Maja.

Ripresasi dallo stupore la ricercatrice iniziò ad ispezionarli ed, il mito emerse.

Il ‘Corpus hermeticum’,  più in basso la tavola di smeraldo, il Libro di Dzyan e le tavolette dei Naacal,

la planimetria del Shambhala,  Pat sfogliava uno dei ‘vid’ senza comprenderci  nulla quando

una entusiasta Maja glielo sfilò esclamando: è sanscrito e precedente ai Rig Veda.

Iniziò a salire usando i cassetti come pioli e nel frattempo elencava:

" libro di Thot, quello di Enoch, tavole della legge, la Qabbalah, papiro Nekhen" poi ancora:

" manoscritto autografo di Platone, di Aristotele, gli schizzi di Dante", e più su " gli studi di Keplero,

di Newton, i calcoli di Einstein e di Nils Bohr" era quasi sulla cima, vi si arrampicò ed estratto

il libro esclamò: " Lo sapevo!"

 Cap 7.1

Ancora sull’occhio satellitare dell’entità  Sally riemergeva dall’orgasmo stellare in maniera

inversamente proporzionale al pianeta, (scosso sin nel midollo), ed in forma perfetta arrivò alla

starship che, in automatico preallarme, si preparava allo stacco dalla superfice.

Il corto aveva rotto l’equilibrio elettro-bionico tra l’entità e la materia che stava implodendo

in se stessa sempre più velocemente.

Giunti alla trasparente sotto-plancia del velivolo Mac e Sally gesticolavano verso i 14 splendidi

esemplari di razza umana 7x(x)y7 che cercavano senza successo di farli entrare,

“ Belli quanto stupidi” commentò il gigante che strappò la sicurezza dalla leva e lanciò la ragazza

nell’apertura creatasi, la nave ritrasse le zampe e scattò decisa con il gigante appeso alla paratia

che si richiudeva lasciandosi alle spalle un pianeta ri- atomizzato.

Di corsa risalirono tutti in plancia mentre la parete luminescente della cabina si riprendeva i cassetti

smaterializzando man mano la separazione tra questa e la sala principale.

Maja si ritrovò senza metallo sotto i piedi, un libro in braccio e in caduta libera.

Pat fece appena in tempo ad azionare l’antigravitazionale che Mac gli aveva lasciato ed accolse,

non proprio dolcemente, la ricercatrice tra le braccia.

“Ehi Pat” gli apostrofò il gigante entrato dalla parete ora inesistente e, aiutando Maja a rialzarsi,:

“ Ma che le fai alle donne!?" lo canzonò: " Ti cascano tutte tra le braccia”.

Nella sala gremita, con gli schermi finalmente muti e vuoti, una risata si trasmise senza interferenze,

sincera! Sally guardava il libro con un interrogativo dipinto sul viso, Maja confermò:

“E’ proprio quello che pensi” e scorgendo il prof, ancora mal fermo sulle gambe, corse ad abbracciarlo.

Si baciarono appassionatamente, poi lei sussurrò: “Sai, ho trovato il libro

Si avviarono al centro della sala e lo posero sul 3DS, il capitano diede l’impulso al primo laser

che invase le pagine, Pat accese il secondo che venne fatto rimbalzare sulla luce riflessa del primo,

infine lo schema risultante dalla zona di interferenza venne impresso sulla pellicola.

Maja prese la pellicola e la poggiò sul lettore, il laser la investì e l’ologramma

riempì lo spazio della luce del primo fotone infuocato di  Coscienza.

La Manifestazione, erroneamente descritta nei vari testi quale creazione,

aveva invaso la sala ed immerso ogni singola particella del ‘vivo presente’

rendendolo protagonista, regista, comparsa e spettatore, allo stesso tempo,

di un film di idee anche ironiche, soprattutto ironiche, bizzarre:

“Follia, semplice e pura follia allo stato brado".

Il led della guardia imbranata, quella che aveva fatto cadere i progetti, trasmetteva

un faccione  barbuto e possente che sudava sotto il peso delle pesanti tavole di pietra

mentre scendeva la montagna.  Raggiunta la piana sottostante lasciava cadere le tavole e

radeva al suolo barba e capelli con le sei braccia spuntatigli poi si rimpinzava di pizza, riso, vitello

e quanto ben di dio gli offrivano i fedeli. Ingrassato riperdeva le braccia e sedeva

incrociando le gambe, cadendo in quella che poteva  sembrare meditazione ma 

in realtà  era una pennichella colossale.

Cap 7.2

Il sogno divino re-indirizzava le frequenze degli 'essere particella viva'

mentre la starship raggiungeva la velocità di dissolvenza lanciando i titoli di testa:

"Inverno 2012, primavera 2013, e....e poi basta non estate ne 2014".

Il volto del Prof,  si ripeteva nei led degli umani-schermi-tridimensionali e

quale conferenziere leggeva: “Il pomeriggio tempestoso cedette il passo …..”

Scusi professore…” Una voce dalla sala: “Prima di ricominciare la storia…

“Si, dica….signor….” Rispose il prof, “ Albert, tenente di vascello Albert”

Replicò prontamente l’imbranato agente che aveva sognato la trasformazione degli dei:

Prima di ricominciare , dicevo, vorrei che spiegasse, finalmente, gli scopi della missione’

anticipati ma ancora in questo capitolo rimasti ignoti.”

Ha ragione”  disse il Prof  “Ma lei sa bene, quanto me e tutti i presenti in

questa sala, che siamo meno che virtuali, neanche una manifestazione, solo

un’espressione letteraria. Un po’ come i viventi sul quel piccolo pianeta

azzurro che le carte cosmiche chiamano ‘Terra’.

" Facciamo il mio esempio, fatto risvegliare per giocare, composto di sana

pianta una sera da JouleSal, poi fatto sbandare e diventare professore da Wooden,

sfuggito ad un’astronave ed imbarcato in un’altra per finire sul satellite (‘sguardo’)

con il bene placido di tutti, NoiVibriamo, Spitama, Semprepazza, Sorrisodivento, Dafne,

Sophia, Joulelife,  Occhidigatta, Katartica, Radovicka, AllaRicercadiunSogno, d4ny3l4, l

apergamenaBianca, tutti, nessuno escluso, gli sviluppatori.

Ecco, ora lei mi chiede quali sono i punti fondamentali della missione…  ed io

scese con un balzo dalla consolle e lambendo le prime file: “ Non posso

che...” prendendo posto disse; “ …aspettare!”.                      (Joule)

 

(Cap 7.3 )            Cap 8 -  Scenario 1 -  finale ciclico

Maja lo guardò affondare comodamente nella poltrona accanto alla sua ed alzandosi di scatto gli apostrofò:

“Allora sei un asino col fiocco, Prof !”

Si allontanò ignorando la replica e raggiunta la consolle resettò lo sfondo.  Sul firmamento apparso iniziò a cancellare,

una ad una, con furia  sistematica, tutte le stelle di Orione. Determinata mormorava:

Ti ridurrò in meno di una cacca, Cacciatore d’Anime!” emettendo tanta di quella energia da inchiodare tutti sulla poltrona.

Solo giunta alla nebulosa rallentò; fece sparire, lentamente 81 e 82  orionis, il trapezio,

‘la spada appesa alla cintura’ e sentenziando: “Ora, tocca a voi ” abbattè Alnitak, Alnilam e Mintaka, distruggendo

di conseguenza anche le tre famose piramidi  rendendo così ancora più piana quella di Giza.

Lo spazio sembrò ritrarsi, richiamando a se le coordinate  fece saltare le fila e gli occupanti; 

un vortice improvviso, scuro ...occultò il sole.

Prof riprendi il tuo posto” Maja urlò lanciandogli il libro: “ Altrimenti faccio sparire ogni cosa, compreso il web 

“ Nooo”  i blogger, i pro-filiati  facebook, i  web-entusiati esclamarono; “Siiiii..” Altri incitarono

OK….. ok regina delle tempeste” il professore acconsenti ed afferrato il libro

attraversò l’uragano che si placò solo quando, giunto al quadro di comando, vi infilò il volume.

Lo sguardo fiammeggiante di Maja e quello imprecante degli spettatori ‘web-dipendenti’  erano su di lui.

“Il gioco dell’Anima” annunciò il prof : “ Ricomincia

la tensione sfociò in un applauso e qualche fischio di disappunto.

L’eco memorizzava senza ripetere, voleva, per una volta, solo ascoltare:

1

Il pomeriggio tempestoso cedette il passo ad una notte stellata

(leggermente ma nel profondo modificata da Maja)

spinta impetuosamente da un vento di maestrale che non amava lasciare tracce.

 

 Se amate la ciclicità dell'arte potrete ricominciare tutto daccapo   DA QUI'

 

altrimenti scoprite 

 

Il Cap 7.3 e lo scenario 2 per un finale non ciclico ma avvincente